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Non mi capita di sovente, e sinceramente mi auguro non accada spesso a nessuno, di trovarmi abbandonato, senza un tetto sulla testa, di fatto espulso da un albergo senza avere alternative. Sembra però che questo a Roma mi accade con una certa spiacevole regolarità. Già ero stato evacuato brutalmente (e inutilmente) nei giorni dell'inondazione. Questa volta sono stato "evacuato" per un mio errore di prenotazione ed un congresso che non aveva lasciato nemmeno uno sgabuzzino lbero. Così alle sei di sera mi sono trovato in mezzo ad una strada con le valigie al collo.


Di necessità ho dovuto fare virtù ed ho trovato non senza qualche affanno e difficoltà un albergo in cui posarmi per la notte. L'hotel delle Muse mi ha quindi accolto come un profugo e di questo devo essere grato.

La stanza non si può certo definire ampia ma gli spazi sembrano essere un problema generale dell'albergo. Al di là di ciò la stanza era pulitissima anche se basilarmente equipaggiata. Il design, un po' vecchiotto, era ulteriormente incupito da accostamenti di colori tra tendaggi, coperte e pareti perlomeno discutibili.

La veduta non era terribile pur dando in parte su un giardino alquanto maltenuto e su un grande palazzo adibito ad uffici.
L'architettura dell'edifico, visto esternamente, era abbastanza interessante. Una sorta di pallazzotto signorile con alcune piccole ali (ma forse meglio definirle semplicemente ulteriori pezzi di edificio) aggiunte probabilmente in tempi successivi.

La reception era moderatamente accogliente con tutte le postazioni internet (peraltro spesso non funzionanti) proprio di fronte al bancone e le condizioni generali rendevano il tutto un po' troppo familiare. Cosa d'altrocanto suffragata, con non poca mia sorpresa, dall'ingresso poco prima dell'ora di cena di alcuni signori che cercavano la sala per la riunione condominiale. Che l'albergo facesse parte del condominio o che fornisse solo la sala non mi è dato sapere ma ha rinsaldato la mia convinzione di eccessiva familiarità della struttura.

Buona l'organizzazione della reception e la cortesia del personale che però aveva un approccio sempre un po' troppo familiare (come già detto), troppo informale senza risultare per questo simpatico.

Inquietante l'ascensore. Quando mi sono trovato a dover salire con altre due persone ci siamo dovuti mettere in fila indiana all'interno della cabina. La larghezza era esattamente quelle delle spalle (ma non di un gigante).

L'albergo però premia i propri clienti di lunga permanenza. Se non erro cio sono premi (piccoli oggetti) a partire dal ventunesimo giorno in sù. Personalmente, pur apprezzando l'idea e non disprezzando l'albergo, non mi è dispiaciuto non avere i requisti minimi per il premio fedeltà.

Data la situazione d'emergenza e data la posizione dell'hotel la scelta di cenare al ristorante interno era quasi scontata.

Al di là di menù fissi scontatissimi (e per questo da parte mia sempre guardati con sospetto) cenare alla carta si è rivelato oltre che economicamente conveniente anche piacevole per il palato. Una buona cucina dunque, anche se non sofisticata e con piatti abbastanza basici ma con discreta varietà pur se, prevalentemente ma non esclusivamente, indirizzata sulla cucina romana.

Cortese ma non certo elegante il servizio. Va detto che però molti degli ospiti sembravano risiedere in hotel da lungo tempo e, pertanto, erano, in qualche modo di casa.

Pur andando a Roma con assidua frequenza da molti anni e pur trovandosi l'hotel in zona Parioli non sono riuscito a districarmi, nemmeno con l'aiuto della mappa, dall'incomprensibile intreccio di vie dellla zona. Probabilmente è solo colpa mia dato che amo e mi ritrovo con facilità solo nei grandi viali diritti e dalle indicazioni chiare e comprensibili.

I mezzi pubblici erano disponibili nella piazzetta a, forse, un centinaio di metri o più, ma come altri ospiti ho avuto l'impressione che l'uso del taxi fosse l'unica scelta per uscire dal dedalo delle vie. Indubbiamente questo pone l'albergo in una posizione molto tranquilla e residenzale.
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